31.7.2024

MVP: come accelerare lo sviluppo e ridurre i costi dei prodotti digitali

Se sei designer o comunque lavori nell’ambito del design, sai sicuramente cos’è un MVP.

Veloce spiegazione terminologica per tutti: l’acronimo sta per Minimum Viable Product, che in italiano può essere tradotto come "Prodotto Minimo Attuabile." Ok, suona meno figo, ma il concetto è lo stesso. La definizione originale di MVP è attribuita a Eric Ries, imprenditore, blogger e autore del bestseller internazionale The Lean Startup:

The minimum viable product is that product which has just those features (and no more) that allows you to ship a product that resonates with early adopters; some of whom will pay you money or give you feedback.

Se oltre alla passione per il design, hai quella per il basket – come Ale – potrebbe esserti capitato di confonderlo con Most Valuable Player… attenzione, dal campo da gioco al campo del design, l’acronimo MVP cambia significato!

A parte gli scherzi, in tempi recenti alcuni professionisti e aziende –  tra i quali anche noi – hanno iniziato a usare la traduzione di Minimum Valuable Product, ovvero Prodotto Minimo di Valore. Altri addirittura preferiscono l’acronimo MLP, ovvero Minimum Lovable Product perché, alla fine, chi non vorrebbe realizzare un prodotto non solo utile, ma anche “amabile”?!

In definitiva, e qualunque termine si preferisca utilizzare, con MVP si intende la versione di un prodotto digitale (app, software o sito web) lanciata sul mercato con funzionalità di base che, successivamente, possono essere ulteriormente sviluppate. L'obiettivo? Raccogliere i primi feedback dagli utenti e dal mercato, riducendo tempi e costi di sviluppo.

Le caratteristiche di un MVP

L’MVP di un prodotto digitale deve rispettare almeno 3 caratteristiche fondamentali:

1. Funzionalità limitate, non deve fare tutto e subito, ma solo avere l’essenziale per essere utilizzato.

2. Valore per gli utenti, deve risolvere un problema concreto o soddisfare un'esigenza reale in modo tale da convincere gli utenti che il prodotto è indispensabile o comunque utile.

3. Potenziale futuro, deve essere progettato in modo tale da far comprendere agli utenti le potenziali evoluzioni e i benefici futuri del prodotto.

Quindi, quando definiamo e sviluppiamo un MVP ci concentriamo sulle funzionalità principali che risolvono il problema principale per gli utenti ignorando tutto il resto, ovvero le cosiddette caratteristiche nice to have, non essenziali nella fase iniziale. Allo stesso tempo, non pensiamo a un MVP come a una versione beta. Per noi, la beta è un po' come un giocatore di basket promettente che però sta ancora perfezionando il tiro libero. L’MPV, invece, è quel giocatore di talento che ha già fatto il suo debutto in NBA anche se non ha ancora mostrato tutte le sue abilità – Ale ci teneva alla metafora sportiva!

Alcuni esempi di MVP

L’MVP è a tutti gli effetti un prodotto funzionante, accattivante e performante: l’esperienza d’uso deve essere valida in modo che gli utenti utilizzino il prodotto con piacere e diventino i suoi più grandi fan e promotori.

Tra i progetti di successo, partiti con quello che oggi definiamo un MVP, ci piace citare come esempi:

  • Amazon, che nella sua prima versione permetteva di acquistare esclusivamente libri.
  • Airbnb, lanciato nel 2008 come un semplice sito web per affittare uno spazio all’interno dell’appartamento dei fondatori durante gli eventi che si tenevano a San Francisco.
  • Facebook, nato come “annuario” online esclusivo per gli studenti di Harvard, i quali potevano creare un profilo personale, caricare una foto e condividere informazioni personali, come interessi e classi frequentate.

Notiamo sempre di più che l’approccio progettuale MVP viene applicato non solo a progetti digitali, ma anche a prodotti ibridi: è il caso dell’Ai Pin di Humane o del Rabbit R1 (leggi la nostra recensione) che si pongono l’obiettivo di creare un prodotto con caratteristiche, form factor e interazioni che possano essere una reale alternativa agli smartphone, anche grazie a una profonda integrazione con l’AI.

Rabbit R1
Human AI Pin

Entrambi hanno suscitato grande hype al momento della presentazione ed entrambi hanno ricevuto molte critiche una volta distribuiti sul mercato: “non fanno quello che promettono”, “ci sono bug”, “le funzioni sono incomplete”, “non possono sostituire un vero smartphone”, per citarne alcune.

Siamo d’accordo: AI Pin e R1 non sono prodotti ancora maturi e non raggiungono l’obiettivo promesso, ma entrambe le aziende hanno deciso di anticipare il rilascio sebbene fossero a conoscenza dei limiti. E siamo d’accordo anche con loro! Perché? Perché nel frattempo possono raccogliere feedback dalle review dei tech blogger e dagli utilizzatori, valutare l’attenzione generata, capire i margini di manovra rispetto alle fette di mercato previste, raccogliere fondi dagli investitori e distinguersi come le prime che hanno lanciato queste tipologie di prodotti.

Ma è semplice mantenere un prodotto semplice?

Da designer, la risposta che diamo a questa domanda è: mantenere un prodotto semplice è SFIDANTE.

In fase di sviluppo di un progetto, si generano sempre millemila idee e proposte di funzionalità. Spesso è difficile selezionare, scegliere e scartare, per questo identifichiamo chiaramente i bisogni dell’azienda e degli utenti e le caratteristiche chiave del prodotto che li soddisfano. 

Attraverso un dialogo aperto con il team di progetto e gli stakeholder e un’attenta ricerca con gli utenti (interviste, osservazioni sul campo, test con prototipi) è più facile creare un MVP che si focalizzi su ciò che conta davvero e che sia capace di raccogliere feedback preziosi.

Mentre scriviamo questo articolo, stiamo lavorando al lancio di una nuova app per il settore medicale. Insieme al team aziendale e quello di sviluppo, abbiamo investito circa 3 settimane per mappare tutte le caratteristiche e le funzionalità necessarie e per suddividerle in ordine di priorità, fattibilità ed efficacia rispetto ai bisogni degli utenti.

Il processo non è stato semplice, ma grazie a questa analisi abbiamo definito l’MVP del progetto che, rispetto alle richieste iniziali, ha permesso di dimezzare i tempi per il lancio dell’app (da 6 a 3 mesi) e di ridurre e ridistribuire i costi di sviluppo su più fasi.

I vantaggi dell’MVP

Per esperienza e con cognizione di causa, possiamo affermare che l’implementazione di un MVP non è solo una strategia di sviluppo, ma una vera e propria filosofia che porta con sé numerosi vantaggi nello sviluppo di un progetto.

Ecco la Top Five:

1. Riduzione dei costi
Concentrandosi sulle funzionalità essenziali, non si sprecano risorse su caratteristiche che potrebbero non essere utili o apprezzate dagli utenti. 

2. Velocità
Il prodotto può essere lanciato sul mercato molto più rapidamente, ottenendo un vantaggio competitivo e consentendo di occupare una nicchia prima dei concorrenti.

3. Feedback immediati
Si possono raccogliere feedback reali dagli utenti fin dalle prime fasi per comprendere meglio esigenze e preferenze e per adattare il prodotto di conseguenza.

4. Riduzione del rischio
Testare le funzionalità più importanti e ricevere riscontri prima di un’implementazione completa evita investimenti massicci in prodotti più complessi, che potrebbero non avere successo sul mercato.

5. Validazione del modello di business
Raccogliendo prove tangibili dell’interesse del mercato, si riesce a testare e convalidare il modello di business dell’azienda.

In un mercato sempre più competitivo e in continua evoluzione, l'MVP permette ad aziende, start up e istituzioni di essere agili, reattive e focalizzate sui bisogni reali degli utenti. E ci piace affrontare e approfondire questo argomento, perché non si tratta solo di risparmiare tempo e risorse, ma di costruire un percorso di crescita sostenibile e basato su dati concreti e feedback reali.

In Rawr, diamo il massimo anche quando si tratta di Prodotti Minimi di Valore.

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